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denis

Il clavicembalo Louis Denis 1658, restaurato da Reinhard von Nagel (2004-2005)

E’ nel 1658 – anno di nascita di Purcell ; quella magica metà del secolo XVII che vedrà nascere la musica di Froberger e di Louis Couperin – che Louis Denis (1635-1711) appone la sua firma alla sanguigna sotto la tavola armonica questo strumento : fatto da Louis Denis, a Parigi, 1658, con le tre stelle a cinque punte disposte in triangolo, marchio proprio a diversi membri della famiglia Denis.
Louis Denis è uno dei numerosi costruttori di clavicembali della dinastia dei Denis, attiva per cinque generazioni dalla fine del XVI sino all’inizio del XVIII secolo. Questo Louis è un Denis della terza generazione. Ma la tavola armonica presenta un rosone in legno intagliato e dorato con le iniziali BS. Possiamo ragionevolmente congetturare che si tratti delle iniziali di un altro costruttore, Benoît Stehlin, poiché un inventario del 15 luglio 1774 riporta, sopo la sua morte, la presenza nel suo atelier d’un clavicembalo Denis : « Item, un clavicembalo in pessimo stato, senza saltarelli nè corde, fatto a Parigi da Louis Denis ». Può darsi che lo strumento di Denis si trovasse nell’atelier per essere riparato, e che il rosone BS sia servito a rimpiazzare l’originale. Può anche darsi che a quell’epoca siano state decorate le eclisse, con un motivo floreale del tutto simile a quello del celebre Benoît Stehlin del 17??, conservato alla Smithsonian Institution, Washington DC.
La decorazione del coperchio e del frontalino rappresenterebbe un episodio della Gerusalemme liberata (Tasso, canto XIV, 1581) : Carlo ed Ubaldo partiti alla ricerca di Rinaldo, prigioniero di Armida, incontrano un vecchio mago che li mette in guardia contro le tentazioni dell’amore. Il paesaggio è ispirato alla valle del Tevere.
Lo strumento ci è pervenuto in buono stato, con una tavola armonica eccezionalmente ben conservata. Questa tavola, decorata con il bel motivo floreale originale, contiene un elemento pittorico apparentemente unico : un maggiolino. La presenza di questo insetto xilofago, erratico, rumoroso, su una tavola armonica è straordinaria ; ed apotropaica : si scaccia il male con il male!
Il basamento è senza alcun dubbio degli inizi del ‘900. Prima del restauro le due tastiere (50 tasti GG/BB-c’’’; ottava corta ; accoppiamento a cassetto) erano così disposte : I-8’+8’; II-4’. Anche se una tale disposizione, per quanto rara, è accertata all’epoca, il nuovo proprietario, d’accordo con il restauratore, ha voluto ritrovare la disposizione più tradizionale : I-8’+4’; II: 8’. Le tastiere non erano quelle originali, e la loro fattura non conforme a quella di Denis o di Stehlin ; lo stesso per i saltarelli. Il tutto è stato, quindi, sostituito con tastiere e saltarelli copiati su quelli di Louis Denis 1677 (Cité de la musique, Parigi). I saltarelli sono impennati in penna naturale.
Quanto all’incordatura, anch’essa di data più recente, essa è stata rifatta secondo la tabella d’incordatura di Corrette (XVIII secolo). Il diapason è situato attorno ai 392 Hz, come doveva essere all’origine se si tiene conto della lunghezza della sezione vibrante della corda di do3. Le caviglie, d’epoca, sono nella posizione, cromatica, originale, come sono originali i registri in cuoio e le guide.
Questo strumento Louis Denis 1658, oltre che per la sua bellezza sonora è di un eccezionale interesse organologico in quanto è uno dei più antichi clavicembali francesi, se non il più antico, che sia giunto sino a noi con tutti gli elementi « sonori » della cassa nelle loro condizioni originali : fasce, tavola armonica, ponticello del somiere, ponticelli, somiere e fondo.
Lo strumento è costruito alla fiamminga, il fondo è, cioè, amovibile, inchiodato alla cassa quando lo strumento è terminato ; è quindi possibile accedere facilmente all’interno, cosa impossibile con un clavicembalo di fattura italiana. Ponticelli e ponticello del somiere, in noce, sono « all’italiana », e non sono mai stati nè spostati nè allungati : il ponticello della tavola armonica termina senza parte aggiunta nei gravi, come il Louis Denis 1677.

The Louis Denis harpsichord, 1658 restored by Reinhard von Nagel (2004-05)

It was in 1658 – the year of Henry Purcell’s birth, in that magical latter half of the 17th century that would see the music of J.J. Froberger and Louis Couperin come into being – that Louis Denis (1635-1711) authenticated this instrument by his signature in sanguine, under the soundboard: ‘Made Louis Denis in Paris 1658’ with three five-pointed stars arranged in a triangle, the typical signature of several instrument-making members of the Denis family.
Louis Denis was one of the numerous builders of the Denis dynasty spanning five generations between the end of 16th century and the beginning of the 18th. This Louis was a Denis from the third generation. Yet the soundboard features a rose in sculpted gilt wood bearing the initials ‘BS’. We can reasonably conjecture that those are initials of the builder Benoit Stahlin, since an inventory drawn up 15 July 1774, after his death, lists a Denis harpsichord that was then in his workshop: ‘Item a harpsichord in very poor [working]order without jacks or strings, made in Paris by Louis Denis’. Perharps the Denis instrument was in this workshop for repair and the ‘BS’ rose was added at that moment to replace the damaged original. It is possible , too, that the floral decoration of the ribs was added at that time, comparable in every way to the famous Benoit Stehlin of 17??, owned by the Smithsonian Institution in Washington, DC.
The painting of the cover and the lid allegely depict an episode from Tasso’s Gerusalemme liberata (canto XIV, 1581): the soldiers Carlo and Ubaldo, having gone off in search of Rinaldo, held by Armida, meet an old mage who warns them against love’s temptations. The landscape is inspired by the valley of the Tiber.
The instrument has come down to us in good condition with an exceptionally well-preserved soundboard. This board, painted with its original pretty floral decoration, contains what would be a unique pictorial element: a may bug. The presence of this erratic, noisy woodboring insect on a soundboard is astonishing and would therefore be apotropaic: chasing evil with evil!
The base undoubtedly dates from the beginning of the 20th century. Before restoration, the two keyboards (50 keys GG/BB-c”; short octave;coupler with drawknob) featured the following layout: I-8’+8’; II-4’. Although such an arrangement , albeit rare, was known at the time, the new owner, in agreement with the restorer, wished to go back to the more traditional layout: I-8’+4’;II:8’. The keyboards were original and their making not in keeping with that of the Denises or Stehlin; the same was true for the jacks. In their place, keyboards and jacks copied from those of a 1677 Louis Denis (Cité de la Musique, Paris) were installed. The jacks are quilled. As for the stringing, also of more recent date, it was restored according to Corrette’s stringing table (18th century). The instrument’s tuning is around 392Hz, which is what it must have been at the time, if we take into account the length of the vibrating part of the C3 string. the period pegs are in their emplacement, originally chromatic, as are the leather-covered registers and guides.
In addition to the beauty of its sound, this 1658 Louis Dens instrument is of exceptional organological interest as it is doubtless one of the oldest French harpsichords-if not the oldest-to have come down to us with all the ‘sound’ elements of the case in their original state: ribs, soundboard, nuts, bridges, wrestplank and bottom.
The instrument is built in Flemish style, i.e., the bottom is removable, nailed to the case once the whole instrument was finished; it is therefore possible to easily reach the interior, this being impossible with an Italian-made harpsichord , for example. Bridges and nuts, in walnut, are in the Italian style and have never been moved or lengthened; the large bridge ends without a ‘scroll’, like the 1677 Louis Denis.

François Badoud 
Translated by John Tyler Tuttle
Sources:R. von Nagel; J.-P Brosse; A. de Andrè